Presentato in Concorso all’ultimoFestival di Cannes, Dietro i candelabri di Steven Soderbergh racconta lastoria di Valentino Liberace, il primo performer famoso in tutto il mondo che fuantesignano di artisti come Elton John, Bowie e Madonna. Tratta dall’omonimoromanzo di Scott Thorson e Alex Thorleifson, la pellicola si concentra sull’incontro,avvenuto nell’estate 1977, e sulla storia d’amore durata cinque anni traLiberace e il giovanissimo Scott Thorson. A ventisei anni dalla sua scomparsa,avvenuta in seguito alle complicanze provocate dall’AIDS, il virtuoso pianista,capace di raccogliere un successo senza precedenti nei suoi quattro decenni dicarriera, rivive sul grande schermo grazie alla magistrale interpretazione diMichael Douglas. Ad accompagnarlo in questa avventura un altro premio Oscar, ilcamaleontico Matt Damon nei panni di Scott. Un grande lavoro è stato svolto anchedal reparto di scenografia (sono stati costruiti trenta set riproducenti lavita del musicista sia sul palcoscenico che fuori di esso) e da quello dicostume (sono stati riprodotti i meravigliosi abiti indossati da Liberace come lapelliccia di volpe bianca, ricoperta di pailettes e con strascico di sedicimetri). Sonderbergh rende omaggio a uno degli artisti più influenti del secoloscorso ponendo l’attenzione, oltre che sulle sue capacità artistiche, anche suipreconcetti dell’epoca riguardo l’omosessualità che quest’ultimo fu costretto anegare e vivere in segreto.Woody Allen torna con unacommedia “drammatica” che racconta il fallimento di Jasmine (Cate Blanchett),moglie di un facoltoso finanziere new yorchese (Alec Baldwin), che vedràcollare il suo mondo e il suo equilibrio mentale in seguito all’arresto perfrode e al suicidio del marito. Sarà così costretta a doversi trasferire a SanFrancisco dalla sorella Ginger (Sally Hawkins). Lontano dalla vita passata, attraversomolti flashback, ripercorreremo le tappe della tracollo di Jasmine dal rapportocol marito fedigrafo a quello con la sorella tenuta a distanza perché appartenentead un ceto inferiore nonché circondata da uomini perdenti. Cate Blanchett entraa pieno titolo nella lista delle magnifiche interpreti (come Diane Keaton o MiaFarrow) di quei personaggi femminili complessi e indimenticabili creati dalla pennadi Allen. Blue Jasmine parla soprattutto di fallimento ma come dice lo stessoregista, la privazione economica è solo il pretesto per poter parlare di unpersonaggio artefice della sua stessa fine perché ha sempre agito consuperficialità finendo per vedere solo ciò voleva vedere. “Jasmine è ilprodotto della delusione e della voglia di evasione che tutti noi abbiamo”afferma la Blanchett, protagonista indiscussa di tutta la pellicola. Ancora unavolta Allen indaga la psiche umana e nonostante sia un po’ sottotono, questa suaultima fatica ci ricorda le straordinarie pellicole degli anni passati chetanto abbiamo apprezzato.




