Fresco di nomina come Miglior Sceneggiatura agli ultimiIndipendent Spirit Awards, Don Jon approda sugli schermi nostrani con il suocarico di irriverenza e originalità. Una nomination meritata considerando chela pellicola è l’esordio frizzante alla regia e alla sceneggiatura della starin ascesa Joseph Gordon-Levitt. Protagonista di numerose pellicole (Hesher èstato qui, 50 e 50, Looper), Gordon-Levitt non si è risparmiato e in Don Jon èanche il protagonista, Jon Martello.Puntualizziamo che il film non si concentra affatto sullapornografia. Partendo dalla volontà di voler equiparare la pornografia al restodei media, il regista ha voluto porre l’attenzione su quanto nella societàcontemporanea la donna sia ridotta ad un oggetto sessuale. Jon Martello, daperfetto macho italoamericano di seconda generazione, è una vittima di questaconcezione e si è creato, nonostante la sua fama da Don Giovanni, un mondofittizio, quello del porno, in cui si rifugia e si trova veramente appagato.Fino a quando non incontra Barbara (la sexy Scarlett Johansson), una ragazzaanche lei vittima di preconcetti sul rapporto di coppia che sono il risultatodella sua passione per i film romantici (non a caso in stanza ha il poster diTitanic). Ma il rapporto tra due persone così diverse non può che riservaresorprese.Gordon-Levitt riesce a costruire un quadro preciso e mai banalesul mondo che circonda il nostro Don Jon: gli amici, la famiglia e la chiesa. Inquesti contesti il nostro palestrato coi capelli gelatinati regala il meglio disé. Non si può restare indifferenti allo scambio di battute tra padre (unperfetto Tony Danza) e figlio, entrambi in canottiera, che si consuma trapranzi e cene in famiglia (madre disillusa e sorella “assente”) con la partitadi football a fare da sottofondo. Oppure le confessioni fatte al parroco e lerelative penitenze da scontare (non si è mai visto nessuno recitare lepreghiere come Jon Martello).In 90 minuti Joseph Gordon-Levitt riesce a divertirci e afarci riflettere. Il film può essere diviso in una prima parte in cui, attraversoil montaggio serrato  e le trovate mai scontate, si ride parecchio. Nella secondaparte il tono cambia, il protagonista affronterà la sua “dipendenza” in unpercorso di crescita e cambiamento. Ad aiutarlo l’arrivo della tantostravagante quanto conturbante Esther, una Julianne Moore sempre incantevoleche riesce a donare quel qualcosa in più ad un film che possiamo definire: una bellasorpresa.