Questa settimana nelle saleitaliane arrivano due film che hanno fatto tanto discutere. Il primo per la suaincapacità nel raccontare un personaggio amato in tutto il modo, il secondo perl’ulteriore passo che il genere di fantascienza compie dopo “2001: Odissea nellospazio” Stiamo parlando di Dianaun film che nasce col presupposto di portare sul grande schermo la storiad’amore tra Lady D e il cardiochirurgo pachistano Hasnat Khan. Regista diquesta inefficace operazione il tedesco Oliver Hirschbiegel (Lacaduta) che si è avvalso della sceneggiatura del commediografo StephenJeffreys. Nonostante l’attento lavoro di ricerca, unito a parti più romanzate,i protagonisti di questa pellicola non emozionano. Per circa due ore non ciappassioniamo alle vicende della “principessa triste” e troviamo conferma diciò leggendo le dichiarazioni dello stesso regista che afferma: “La storia della principessa Diana non miinteressava molto.” Nonostante si sia ricreduto durante la lettura dellasceneggiature, questo distacco da un’icona come Lady D ricade sullospettatore che non può fare altro che attendere i drammatici fatti del 31agosto 1997 per porre fine al supplizio. A contribuire a questo insuccessol’interpretazione di Naomi Watts. Usciamodalla sala cercando di comprendere come mai la BIM, a nostro avviso unodei migliori distributori in Italia,abbia deciso di portare in sala questo deludente Diana – La storia segreta di Lady D Agli antipodi Gravitydi Alfonso Cuarón che, dopo lapresentazione all’ultimo Festival di Venezia, esce in contemporanea in tutto ilmondo. Un’uscita che profuma di Oscar considerate le interpretazioni di Sandra Bullock e George Clooney, tali da poter ambire alla statuetta. In 90 minuti ilregista messicano inchioda lo spettatore alla poltrona e lo lascia fluttuarecon la mente assieme ai due astronauti alla deriva nello spazio e senza nessuncontatto con la Terra. Gravity èrivoluzionario perché riesce a coniugare lo sguardo intimista di Cuarón con lemodalità realizzative dei blockbuster. Il dramma della dottoressa Stone, ilsuo istinto di sopravvivenza e le sue paure più intime diventano universali,non solo perché ambientate nello spazio. In questa lotta alla sopravvivenza lospettatore è chiamato in causa in un continuo gioco di rimandi che lointerragano, lo spronano ad immedesimarsi nei nostri eroi. Cuarón riesce araccontare un film sull’uomo ambientandolo lontano dal luogo in cui è statoconcepito e in cui ogni giorno lotta. Consigliamo la visione in 3D (dialtissimo livello) che contribuisce a rendere spettacolare le sequenze in cuiosserviamo il pianeta Terra visto dallo spazio, il fluttuare degli astronautiClooney-Bullock e le atmosfere di un ambiente ostile all’uomo in cui solo pochieletti possono “volare”.




