Il capitale umano di Paolo Virzì è un film lontano dai canoni del cinema italiano contemporaneo tanto da non sembrare neanche una pellicola nostrana. Il regista è riuscito, assieme a Francesco Bruni e Francesco Piccolo, a trasporre sul grande schermo le pagine dell’omonimo romanzo di Stephen Amidon, regalandoci un’opera ricca di suspance e dark humor che ricorda i thriller americani o i drammi francesi. Virzì ha deciso di trasferire il racconto dal Connecticut alla Brianza, un paesaggio gelido e innevato fotografato magistralmete da Jérome Alméras, capace di raccontare con uno sguardo mai banale la provincia lombarda tra sfarzo e degrado. 
Il capitale umano ci regala un affresco acuto e beffardo del nostro tempo. Attraverso la sua struttura divisa in capitoli che narrano tutti gli stessi avvenimenti ma attraverso il punto di vista di ognuno dei protagonisti, si ripercorrono i fatti che precedono la notte di un misterioso e tragico incidente automobilistico. Lo spettatore comporrà le tessere di questo mosaico fino a giungere all’amara verità. In questo percorso si scopriranno attraverso i diversi punti di vista: le velleità di ascesa sociale di un immobiliarista fallito, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza “conformista”.
Alla sua undicesima prova, il regista livornese si circonda di un cast di altissimo livello in cui spiccano i protagonisti che lo stesso Virzì definisce così: Fabrizio Bentivoglio, un vero eroe della metamorfosi; Valeria Bruni Tedeschi, capace di essere allo stesso tempo sexy e goffa, intensa e patetica;  Fabrizio Gifuni, per la prima volta indossa i panni di un personaggio torvo e quasi volgare senza mai perdere un’oncia della sua eleganza. A questi si aggiungono Valeria Golino, Luigi Lo Cascio. Ma Virzì è anche uno attento ai giovani attori e alle promesse del cinema italiano che anche in questo film non mancano: Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli e Guglielmo Pinelli convincono a pieni voti.