57 le infrazioni di legge, contestate nel provvedimento di sequestro, dell’ortopedia, del centro trasfusionale e del pronto soccorso, notificato al commissario dell’Azienda sanitaria provinciale dai carabinieri del Nas e del Noe, su mandato della Procura 
L’atto di sequestro si compone di 30 pagine, nelle quali si parla di pericolo di infezioni, di stanze senza finestre e senza prese d’aria, di ambienti con umidità e muffe: trovate, però, anche lastre di amianto nella centrale termica dell’ospedale, oltre al rilevamento di perdite nelle condutture idriche.
Molte porte delle stanze dei reparti, inoltre, impediscono il normale transito delle barelle, senza dimenticare il riscontro di attrezzature mediche e dei registri di sostanze stupefacenti non a norma.
Ulteriori violazioni, scoperte dai carabinieri, anche l’illecito stoccaggio di rifiuti speciali, nonché l’impianto elettrico non a norma e privo della presa a terra.
Il Procuratore capo di Vibo Valentia, comunque, precisa che il sequestro preventivo dei reparti è frutto di “un lavoro che va avanti da tempo e che ha evidenziato gravissime disfunzioni della struttura”.
Il lavoro degli inquirenti, partito, infatti, nel dicembre 2007, appena dopo la morte della 16enne Eva Ruscio, avvenuta a soli 11 mesi da quella di un’altra ragazza, Federica Monteleone, ha potuto accertare, in seguito al decesso di quest’ultima per una scossa elettrica,  la pericolosità dell’ospedale. 
Il Nas ed i tecnici dell’Arpacal, così, nel dicembre 2007, hanno controllato, a tappeto, tutti i reparti dell’ospedale, in particolare sotto l’aspetto della sicurezza dei luoghi di lavoro e della tutela della salute. I 57 punti, contestati nel sequestro, infatti, hanno riguardato le violazioni del decreto legislativo 81/2008, concernente, appunto, la  sicurezza sui luoghi di lavoro e la tutela della salute.
I carabinieri, inoltre, oltre al sequestro, hanno provveduto a notificare ben 33 avvisi di garanzia: destinatari 17 primari dell’ospedale, un alto dirigente, i responsabili dell’ufficio tecnico, nonché della sicurezza, ed alcuni caposala.
I capi d’accusa, in totale, sono quelli di abuso d’ufficio, illecito stoccaggio di rifiuti speciali, e mancato rispetto delle normative antinfortunistiche e sanitarie.