Tre romanzi, tre mondi narrativi a sé: una madre disastrata e irresistibile, una spy story nel lato oscuro del sistema dell’arte, un’amicizia che forse è sempre stata amore. (Da HarperCollins)

🧨 “Tutte le altre mamme mi odiano” – Sarah Harman

Una madre fuori posto, una scuola piena di giudizi, un bambino scomparso. E molto, molto sarcasmo.

Florence non è “la mamma giusta”.
Quella da riunione alle 8 con torta fatta in casa e cardigan beige.
È un’ex componente di una girl band anni Duemila, sopravvissuta a una carriera finita malissimo, a una vita un po’ sghemba e a un conto in banca che definire precario è un complimento.

Di davvero solido, nella sua vita, Florence ha solo due cose:

  • la nail art sempre più elaborata,
  • e suo figlio Dylan, dieci anni, sensibile e brillante.

Tutto cambia quando Alfie Risby, compagno di scuola di Dylan, scompare durante una gita.
Alfie è:

  • bullo di classe,
  • figlio di una famiglia ricchissima (surgelati & privilegio),
  • ufficialmente “uno stronzetto”, come Florence ammette con una sincerità disarmante.

Il problema?
Tutti gli occhi si posano su Dylan.
E ancora peggio: lo zaino di Alfie salta fuori sotto il letto di casa Grimes.

Da lì parte una specie di indagine casalinga, totalmente non autorizzata, in cui Florence – che non ha nessuna competenza investigativa, zero credibilità tra le altre madri e un istinto che mischia lucidità e disastro – tenta di:

  • ritrovare Alfie,
  • capire cosa nasconde suo figlio,
  • dimostrare che l’amore materno può essere caotico ma feroce.

Il romanzo di Sarah Harman è un esordio dichiaratamente “furiosamente divertente”: una commedia nera che gioca con la paranoia da scuola, i giudizi tra mamme, le dinamiche di classe e il tema serissimo di cosa significhi proteggere i propri figli… anche quando la realtà non collabora.
Florence è tutto tranne che perfetta, ma è impossibile non fare il tifo per lei.

🎨 “Il capolavoro rubato” – Daniel Silva

Arte, spie, mafia, Vaticano e un Tiziano sullo sfondo: benvenuti nella corsa di Gabriel Allon.

Altro registro, altro pianeta narrativo.
Con “Il capolavoro rubato”, HarperCollins porta in Italia una nuova indagine di Gabriel Allon, uno di quei personaggi che hanno un curriculum che fa venire l’ansia solo a leggerlo: restauratore, spia, uomo che conosce le ombre del potere.

Lo troviamo a Venezia, impegnato nel restauro di un Tiziano.
Scenario da sogno, acqua che brilla, tavolozza perfetta.
Finché, ovviamente, qualcosa emerge dalla Laguna che non dovrebbe emergere: il corpo di una donna misteriosa.

La morte di questa sconosciuta si intreccia con un furto d’arte clamoroso:

  • un quadro attribuito per decenni a un artista minore,
  • nascosto sotto un dipinto insignificante nei depositi dei Musei Vaticani,
  • che potrebbe, in realtà, essere un Leonardo da Vinci perduto.

Il dipinto sparisce durante una strana interruzione di corrente in Vaticano.
Nessuno si accorge di nulla.
Solo:

  • chi l’ha commissionato (mafiosi, finanzieri, creatura varia del lato oscuro della ricchezza),
  • e la donna senza nome finita morta a Venezia.

A Gabriel viene chiesto di fare quello che gli riesce meglio:
seguire le tracce con pazienza chirurgica e ricostruire una rete fatta di crimine, denaro, falsi, aste, gallerie e potere.

Il suo percorso lo porta:

  • tra le sale d’arte e le case d’asta di Londra,
  • fino a una enclave di ricchezza oscena sulla Costa Azzurra,
  • per arrivare a un finale che ha come sfondo Piazza San Pietro, con un papa in bilico tra vita e morte.

“Il capolavoro rubato” è perfetto per chi:

  • ama le spy story con anima,
  • è affascinato dal mondo dell’arte non solo come estetica, ma come mercato sporco,
  • vuole un thriller pieno di atmosfera europea, intrighi e quadri che non stanno mai fermi dove dovrebbero.

✈️ “People We Meet on Vacation – Un amore in vacanza” – Emily Henry

Amici, viaggi, estati ripetute, una distanza emotiva che scricchiola. E una domanda sospesa: quanto è rischioso dire la verità?

Poppy e Alex sono, sulla carta, il classico errore di casting:

  • lei è irrequieta, ironica, allergica alla routine;
  • lui è ordinato, stabile, uno che ama i libri, il silenzio e una vita a bassa intensità.

La cosa più improbabile?
Funzionano benissimo insieme.
Da quando, anni prima, hanno condiviso un passaggio in macchina per tornare a casa dal college, non si sono più lasciati.

Non come coppia, ma come alleanza affettiva:

  • vivono in città diverse (Poppy a New York, Alex nella loro città natale),
  • una volta l’anno, però, si regalano una settimana di vacanza insieme.

Dieci anni, dieci viaggi, dieci micro-mondi condivisi.
Finché, due anni prima dell’inizio del romanzo, qualcosa si incrina durante una vacanza.
Il dettaglio non viene svelato subito, ma il risultato sì:
non si parlano più.

Quando incontriamo Poppy, la sua vita sembra perfetta:

  • lavora in un contesto che molti sognerebbero,
  • ha un profilo che “sulla carta” funziona.

Dentro, però, è bloccata.
Quando qualcuno le chiede quando è stata davvero felice l’ultima volta, la risposta è un’immagine precisa:
l’ultimo viaggio con Alex.

Da lì nasce l’idea (un po’ folle, un po’ inevitabile):
proporre ad Alex un’altra vacanza insieme.
Un tentativo di ricucire, di dire quello che non è stato detto, di guardare in faccia l’enorme verità non detta al centro della loro storia.

Emily Henry, che con le sue rom-com è stata definita la “regina” del genere a livello internazionale e che HarperCollins porta in Italia, costruisce una storia:

  • piena di dialoghi intelligenti,
  • momenti teneri e imbarazzanti,
  • tensione emotiva sottile ma continua.

Non è solo un libro sull’amore romantico; è anche un romanzo sull’amicizia, su come ci raccontiamo le cose, su quanto possiamo permetterci di rischiare quando la persona che amiamo è anche quella che non vogliamo perdere mai.