Viaggiare per leggere, dormire e guardare il cielo. Stop alle corse, via alle coperte.
😮💨 Quando “vedere tutto” non è più il punto
C’è stato un tempo in cui partivamo per fare.
Oggi, molti partono per stare.
Il “turismo contemplativo” nasce da una semplice verità: non siamo sempre in grado di correre dietro alle città, ai musei, agli orari, alle aspettative. A volte abbiamo solo bisogno di una tazza calda e un luogo dove respirare.
E no, non è ozio. È manutenzione esistenziale.
🛏️ Il kit del viaggiatore contemplativo
Non serve molto. Serve:
- Un luogo comodo
- Una finestra con una vista lenta
- Una poltrona vera
- Un piumone di quelli che ti fanno dimenticare il codice fiscale
- Una playlist discreta o nessuna
- Una tisana che sa di qualcosa (ma anche solo acqua calda va bene)
L’itinerario ideale?
Camera – terrazza – divano – passeggiata lenta – ritorno.
📍 Dove andare per non fare, ma farlo bene
1. Case sugli alberi (dove non ti cercano nemmeno)
2. Borghetti dimenticati con B&B che profumano di pane
Pensa: Umbria, Marche, Garfagnana. Pochi abitanti, camini accesi, e probabilmente un cane che ti guarda con approvazione.
3. Alberghi letterari o con biblioteca interna
Sì, esistono. Stai in pigiama, leggi, ordini una zuppa, e nessuno ti giudica.
4. Rifugi con vista ma senza obbligo di escursione
In montagna, ma a portata di scarpa normale. Ci arrivi, ti siedi, e respiri.
Magari c’è anche un plaid in dotazione.
📚 Cosa fare (letteralmente)
- Leggere.
- Dormire.
- Guardare il cielo.
- Scrivere a mano su un quaderno che usavi al liceo.
- Ascoltare la pioggia e non cercare il meteo.
- Parlare poco, bene, o per niente.
🧠 Cosa succede quando rallenti
- I pensieri diventano meno rumorosi
- Il corpo si rilassa sul serio (non solo “ci provo”)
- I giorni si allungano (non scientificamente, ma dentro)
- Torni con meno foto ma più testa
In un mondo che ti chiede di mostrare, il turismo contemplativo è una forma di ribellione gentile.
È partire per tornare. Più intero.




