Il profumo di una tavoletta appena aperta, il cacao che scaldiamo in cucina: impariamo a distinguere ciò che annusiamo, quello che immaginiamo e ciò che sentiamo al primo boccone.

Spezziamo una tavoletta di cioccolato e, prima di portarla alla bocca, ci fermiamo un momento. Avviciniamo il pezzo al naso. Quel profumo ci piace? Ci sembra intenso, delicato, familiare? L’assaggio deve ancora cominciare, ma abbiamo già qualcosa da raccontare.

Il piacere può iniziare proprio qui, nell’attesa. Il profumo ci suggerisce quello che potremmo trovare, mentre immaginiamo la consistenza e il sapore. Poi arriva il boccone, che può confermare l’impressione iniziale oppure sorprenderci.

Il naso partecipa all’assaggio

Nel linguaggio quotidiano chiamiamo “gusto” quasi tutto ciò che percepiamo mangiando. In realtà, l’esperienza mette insieme sensazioni diverse.

Dolce, amaro, acido, salato, sono le qualità fondamentali del gusto. L’aroma appartiene invece all’olfatto. Temperatura e consistenza completano la percezione complessiva del sapore: nel cioccolato, anche il modo in cui un quadratino si scioglie contribuisce all’esperienza.

Il naso lavora anche dopo che abbiamo portato il cioccolato alla bocca. Le sostanze odorose raggiungono i recettori olfattivi attraverso il passaggio che collega la gola al naso. È la percezione retronasale: una parte importante di ciò che riconosciamo come sapore del cioccolato dipende proprio da questo percorso.

Ecco perché annusare e assaggiare ci offrono informazioni diverse, da osservare insieme.

Il profumo crea un’aspettativa

Un aroma che associamo alla dolcezza può farci immaginare un boccone molto dolce. Ma l’impressione olfattiva e la quantità di zucchero sono due cose diverse. Possiamo aspettarci morbidezza e incontrare un amaro più deciso, oppure scoprire che una tavoletta dal profumo discreto diventa più interessante in bocca.

Anche il contesto merita attenzione. In uno studio sul packaging del cioccolato, l’aggiunta di un profumo alla confezione ha modificato alcune valutazioni dei partecipanti, senza aumentare necessariamente il gradimento. È un esempio di quanto gli indizi che precedono l’assaggio possano influenzare l’esperienza.

A casa possiamo partire da una domanda semplice: quello che sentiamo corrisponde a ciò che ci aspettavamo?

Una piccola degustazione, senza cerimonie

Ci bastano due tavolette, piccoli pezzi, un bicchiere d’acqua e qualche minuto. Scegliamo un ambiente senza profumi intensi e lasciamo il cioccolato nella stessa stanza prima di iniziare.

  1. Annusiamo prima di assaggiare. Avviciniamo un pezzo al naso e facciamo un paio di inspirazioni leggere. Annotiamo un’impressione, anche soltanto “delicato” o “tostato”.
  2. Lasciamo sciogliere un piccolo boccone. Osserviamo dolcezza, amarezza e consistenza. Come cambia l’impressione mentre il cioccolato si ammorbidisce?
  3. Aspettiamo qualche secondo. Che cosa rimane dopo aver deglutito? Una sensazione breve, persistente, piacevole?
  4. Passiamo alla seconda tavoletta. Beviamo un sorso d’acqua, facciamo una pausa e ripetiamo. Confrontiamo le nostre osservazioni.

Non serve trovare descrizioni elaborate. Se una nota ci ricorda la frutta secca, possiamo scriverlo; se non riconosciamo nulla di preciso, va bene altrettanto.

Il risultato più interessante è accorgerci di un dettaglio che di solito ci sfugge. Quel quadratino che mangiamo distrattamente può diventare una piccola esperienza completa: il profumo prima, la consistenza durante, ciò che resta dopo. E possiamo scoprire che la tavoletta che preferiamo annusare non è necessariamente quella che preferiamo mangiare.